Campione d’incassi e in 3D
Il 14 ottobre 2011 è uscito nelle sale italiane l’ennesimo adattamento cinematografico de “I tre moschettieri” (azione, G./Fr./Gb/Usa, 102’), subito campione d’incassi nel primo weekend.
Questa volta la regia è di Paul W.S. Anderson (famoso per “Resident Evil” e “Mortal Kombat”) che se la è aggiudicata iniziando le riprese nell’agosto 2010, battendo sul tempo la Warner Bros e costringendola a rinunciare al suo progetto di affidare a Doug Liman (il regista di “The Bourne Identity”) un altro adattamento del romanzo di Alexandre Dumas padre (1844). La versione di Anderson, prodotta da Costantin Film/Impact Pictures (e distribuita in Italia da 01 Distribution, Rai Cinema), con effetti speciali affidati allo studio digitale canadese specializzato in film d’animazione ed effetti visivi Mr. X Inc., sfrutta la tecnologia 3D sviluppata da James Cameron per “Avatar” con il nuovo sistema Fusion 3D.
Matrice DUMAS
Matrice DUMAS - che da anni studia le interpretazioni della trilogia dumasiana - dal 16 al 26 agosto 2011, in vista dell’uscita del film, aveva effettuato un sondaggio on line per valutare la conoscenza dei Moschettieri fra gli utenti della Rete. Oggi, analizza il film e il fenomeno da esso scatenato, chiedendosi il perché di certe interpretazioni, rispetto al feuilleton originale, che Anderson non ha certo attuato per caso bensì adeguandosi alle nuove generazioni e a quegli stessi utenti che, nel suddetto sondaggio, hanno dimostrato di aver compreso il messaggio del romanzo pur conoscendone approssimativamente la storia.
Campagna pubblicitaria
Prime notizie e immagini
L’innovativa campagna pubblicitaria è iniziata on line ben due anni fa con la notizia che per la prima volta sarebbe stato girato un film in tecnologia 3D sul romanzo “I tre moschettieri”. Poi, l’annuncio che Orlando Bloom avrebbe interpretato il Duca di Bukingham e sarebbe stato cattivo. Più avanti, sono state diffuse le prime foto scattate sul set e, successivamente, il trailer in lingua inglese. A questo è seguita l’uscita centellinata delle locandine dei singoli personaggi, a partire da Aramis (Luke Evans).
Diffusione multimediale interculturale
Sono seguiti un secondo trailer sempre in lingua inglese e la diffusione delle varie locandine internazionali (Cina, Corea del Sud, Francia, Giappone, Inghilterra, Italia, Russia, Spagna, Thailandia…), con l’interpretazione interculturale data in ogni paese delle foto cardine del film precedentemente distribuite. Le stesse che ritroviamo nel sito web dedicato (in lingua inglese e in lingua italiana) che, nel frattempo, si arricchiva via via con musica, informazioni, gallery.
Poi, una cascata di video: da alcune scene inedite al video clip dei Take That “When we were young” (album “Progressed”) inserita nella colonna sonora “Three Musketeers Original Motion Picture Soundtrack” composta da Paul Haslinger, allo spot tv, ai trailer non semplicemente tradotti ma re-interpretati per gli spettatori italiani e giapponesi. Infatti, nel frattempo, “The three musketeers” era stato il film d’apertura del Tokyo International Film Festival 2011.
Addirittura, per i più golosi dall’11 al 14 ottobre, in varie location a Milano (Le biciclette, Jazz Cafè, FIAT Open Lounge, Twelve), è stato organizzato “Il banchetto di D’Artagnan”, una serie di aperitivi sulle specialità della Guascogna e della Francia, tra cui l’assaggio del Grand Armagnac firmato da Janneau.
Sito Web, games e mobile apps
Per gli appassionati di games, da agosto è stato reso disponibile sul sito anche il gioco on line del film: “The three Musketeers combat ops”. D’Artagnan combatte contro Richelieu, Milady o Buckingham e può imparare le mosse vincenti dai suoi tre amici o rubare quelle dei nemici ogni volta che ne batte uno. Distribuito, in seguito, per dispositivi mobili su Android Market e poi Apple Store/iTunes, così come anche la app descrittiva del film “Tre moschettieri”.
Concorsi
Non sono mancati vari concorsi abbinati al film come “Vinci la Terra dei tre moschettieri” con TIM young (un viaggio nei luoghi dei moschettieri storicamente esistiti) e l’attività di co-marketing tra Rai Cinema, 01 Distribution e Gazzetta dello Sport con il concorso “Gioco di squadra” col fine di aumentare la notorietà dell’uscita del film e gli iscritti alla community “Gazza Space”. Il vincitore si aggiudica un weekend a Parigi offerto da eDreams ma sono stati messi in palio anche 100 biglietti per vedere il film in una sala Uci Cinemas.
Pubblicazioni
Ovviamente, quanto descritto, ha permesso alle case editrici di rispolverare la trilogia dumasiana e Salani Editore nel mese di ottobre ha pubblicato il romanzo integrale - omonimo del film - in una nuova traduzione con una fascetta riportante lo slogan “Le avventure dei tre moschettieri ora anche al cinema”.
Speriamo che tutto questo, invogli le nuove generazioni a scoprire una parte - non certo noiosa - della letteratura francese.
Press Book
Per i cinefili sul sito mymovies.it è scaricabile il press book distribuito dai produttori cinematografici del film.
Venezia e le aeronavi
Venezia
Certo l’interpretazione steampunk data dal regista e dagli sceneggiatori Alex Litvak e Andrew Davies può lasciare molto perplessi gli appassionati del romanzo. Ma, del resto, non è certo il primo film che non si attiene fedelmente alla storia dumasiana. Inoltre, sia Anderson che gli attori, nelle interviste rilasciate, hanno fin da subito dichiarato che il film e la loro performance non ricalcavano del tutto Dumas pur rispettandone l’essenza della storia e degli ideali. L’inizio del film, infatti, narra una storia ambientata a Venezia che anticipa l’inizio del romanzo. I tre inseparabili e celebri moschettieri Athos, Porthos e Aramis si trovano nella città lagunare insieme a Milady - che, ancora legata sentimentalmente ad Athos, è il quarto elemento del gruppo (cosa che sconcerta gli appassionati della trilogia originale) - per compiere una missione pericolosa: trafugare il progetto di una macchina da guerra - una “aeronave” - custodito sotto una leggendaria “Volta Da Vinci”. Poco dopo, però, Milady si rivela una doppiogiochista e ruba loro il progetto per conto dell’inglese Duca di Buckingham che l’ha pagata meglio della corona francese. Questa azione giustifica le successive infedeltà al romanzo: l’utilizzo delle aereonavi e la rivalità del Duca contro Re Luigi XIII. L’altrove in cui ci vuole portare il regista è, tuttavia, verosimile. Sono molti i dettagli storici cui può essersi ispirato.
Armi combinate
Fin dal trailer i moschettieri di Paul W.S. Anderson mettono in evidenza il fatto di essere guerrieri scelti. E’ stato dato, dunque, ampio spazio all’oplologia (lo studio delle armi, delle armature e della loro tecnica d’uso) e all’ingegneria militare. Ci troviamo in un momento storico che da poco ha superato l’Epoca della Transizione (1500-1575 ca.) per le architetture fortificate, dal momento che le armi da fuoco furono utilizzate pesantemente solo dal Rinascimento. Nel film, infatti, si vedono sia architetture a difesa piombante (tipiche dell’epoca delle armi bianche) accanto alle nuove a radenza (per armi da fuoco). Il regista, dunque, ha colto l’occasione per inscenare un gioco d’armi di portata superiore alla tipologia dei sistemi difensivi. Per fare ciò, si è indubbiamente ispirato ad alcune macchine e studi sul volo contenuti in alcuni Manoscritti e nel “Codice Atlantico” di Leonardo da Vinci come la “Bombarda multipla”, il “Circumtronico” o le “Mitragliatrici” (che vediamo maneggiati da Athos e Aramis a bordo della aeronave) e il “Vascello corazzato”. Nel film, troviamo anche diverse tipologie di armi combinate storicamente documentate, ossia armi camuffate da oggetti ergonomicamente differenti dalla vera funzione e dalle caratteristiche ad esse date. Talvolta potevano essere nascoste sotto le sembianze di oggetti d’uso comune ma qui vediamo in mano ad Athos, a Venezia, due specie di balestre con canne da fuoco. In effetti, gli autori del film potrebbero essersi ispirati ad una balestra italiana con meccanismo a ruota, datata 1510 ca. che è attualmente conservata nel Palazzo Ducale a Venezia. Famose sono anche due pistole a ruota autocaricanti con la carabina donate proprio dal Senato di Venezia a Luigi XIII che le apprezzò moltissimo per le proprietà avveniristiche per l’epoca. Insomma, gli spunti per tirare in ballo la città lagunare, in realtà mai nominata da Dumas, non mancano! Non dimentichiamo, inoltre, che Leonardo giunse davvero a Venezia e morì in Francia nel 1519 nel Castello di Cloux ad Amboise vicino a Blois (dove di trovano le terre di Athos, Conte di La Fère) e vicino a Tour (dove Aramis aveva l’amante).
Aeronavi da guerra
Tra queste strane armi si inserisce anche il galeone volante utilizzato come macchina da guerra della invincibile flotta inglese: elemento fantastico già presente ne “Le avventure del Barone di Münchausen” di Terry Gilliam. Tuttavia, possiamo affermare che le prime mongolfiere si ispiravano realmente a navi. L’uomo, quando inventa qualcosa di nuovo si rifà sempre a cose già conosciute: per questo, si parla di velocità di crociera dell’aereo o di navigare in Internet! In effetti, nel 1783 a Parigi, venne effettuato il primo volo di un pallone ad aria calda capace di portare persone creato dai Montgolfier (da cui il nome mongolfiera) su un principio già intuito dal gesuita italiano, Francesco Lana, nel 1670. Gli autori del film hanno collegato il fatto che Aramis diventerà Generale dell’Ordine dei Gesuiti e che tale principio è lo stesso che consente alle navi di volare? Inoltre, almeno per noi italiani, non è la prima volta che vediamo volare i moschettieri. “I 4 Moschettieri” sceneggiati da Nizza e Morbelli e trasmessi per radio dal 1934 al 1937 giravano in Mongolfiera. Li ricordiamo raffigurati da Bioletto o nelle fotografie scattate il 22 aprile 1935 alla Fiera di Milano, quando quattro attori atterrarono sullo stand Buitoni-Perugina sotto gli occhi di oltre centomila persone. Per non parlare del mito dell’Olandese volante, rispolverato recentemente sia dal film “Stardust” (adattamento cinematografico del romanzo omonimo di Neil Gaiman) sia dalla saga dei “Pirati dei Caraibi” in cui l’Olandese diventerà una nave guidata alla fine proprio da Bloom (Buckingham).
Attualizzare la tradizione
Costumi
Elementi ammodernanti sono senz’altro l’iniziale rappresentazione fumettistica dei personaggi (funzionale al racconto) e i costumi dei quattro protagonisti, alquanto attillati e scuri - simili a quelli degli X-Men rivisitati da Grant Morrison con Frank Quitely - la pettinatura di Buckingham ispirata a David Bowie e Mick Jagger, la biancheria di Milady, indubbiamente molto sexy ma priva delle sottostrutture e delle culottes che si portavano al tempo in cui la storia è ambientata (1625-33), e l’ennesima interpretazione fantasiosa delle casacche dei Moschettieri sia nella foggia che nel colore blu elettrico troppo squillante - del resto storicamente definita solo sotto il successivo regno di Luigi XIV. Per questo non stupisce che i quattro amici non portino la spada del Corpo ma ognuno la sua: Porthos ha una Schiavona, Athos, Aramis e d’Artagnan, invece, una Striscia rinascimentale con guardamano elaborato con diversi anelli di protezione a gabbia.
Trama del film vs romanzo
Tranne questi espedienti, il resto del film ha molti elementi aderenti al romanzo di Dumas, troppo spesso trascurati nella maggior parte delle precedenti versioni cinematografiche.
Dopo la parentesi di Venezia, il film trae spunto dal romanzo. Il giovane d’Artagnan (interpretato dal diciannovenne Logan Lerman) parte da Tarbes in Guascogna per raggiungere Parigi e diventare Moschettiere (ma senza la lettera di raccomandazione per il Capitano di Tréville, personaggio omesso nel film). Dal padre del guascone apprendiamo che “Tutti per uno. Uno per tutti” è il motto del Corpo dei Moschettieri e non la formula inventata nel romanzo dallo stesso d’Artagnan per descrivere l’amicizia dei quattro amici. Infatti, lo avevamo già udito a Venezia pronunciato addirittura da Milady, prima del tradimento: senz’altro una trovata in grado di far rabbrividire qualsiasi appassionato della trilogia scritta da Dumas. Durante il viaggio, a Meung, d’Artagnan incontra Rochefort (Mads Mikkelsen) - Capitano delle Guardie del Cardinale - che lo offende parlando male del suo destriero: in effetti, una cavalla ridicola. Il guascone sfiderà il suo avversario ma una donna bellissima, Milady de Winter (Milla Jovovich, davvero adatta alla parte), farà saltare il duello perché intenta a raggiungere velocemente la capitale insieme a Rochefort. Appena d’Artagnan arriverà a Parigi, incontrerà precipitosamente prima Athos (Matthew Macfadyen), poi Porthos (Ray Stevenson, forte e vanitoso come nel romanzo ma con i capelli rasati) e Aramis (Luke Evans, studioso di teologia e dal portamento raffinato come descritto da Dumas), ottenendo tre duelli con loro. Come raccontato nel feuilleton, dal momento che i duelli erano proibiti per legge, i quattro, scoperti da Rochefort e dalle sue Guardie - acerrime nemiche dei Moschettieri - anziché battersi fra loro, duelleranno contro le guardie battendone oltre quaranta. Questo episodio farà sbocciare tra loro quell’amicizia che li terrà uniti tutta la vita ed allargare il leggendario terzetto a 4 elementi. Ma farà anche: innamorare il guascone e Constance Bonacieux (Gabriella Wilde), una damigella della Regina, qui libera da vincoli matrimoniali; infuriare il Cardinale Richelieu (interpretato da un Christoph Waltz fisionomicamente somigliante al personaggio storico) e rendere orgoglioso Re Luigi XIII (Freddie Fox, dall’aria un po’ troppo inglese e cinquecentesca) che, invece di punire i 3+1 spadaccini, li premierà per la bravura con cui si sono battuti, difendendo l’onore del Corpo dei Moschettieri contro le Guardie e, quindi, mostrando la supremazia del Re sul Cardinale. Quest’ultimo, infatti, non si accontenta di essere Primo Ministro ma si sente la Francia in persona e, dunque, ordisce un piano contro la corona: far rubare da Milady una collana di diamanti regalata alla Regina Anna (Juno Temple) dal regale consorte; far ingelosire il Re facendo ritrovare nelle stanze della regina delle (false) lettere che la fanno credere amante di Buckingham; infine, smascherare la regina indicendo un ballo dopo soli cinque giorni e chiedendole di indossare tale collana. Questo intrigo si aggiunge a quello - non dumasiano - che Milady ha già con il Duca di Bukingham (Orlando Bloom) che intende rovinare la Francia a favore della sua Inghilterra costruendo quell’aeronave da guerra il cui progetto era stato ritrovato a Venezia. Constance, per salvare l’onore della sovrana, chiederà a d’Artagnan di andare a Londra per recuperare il gioiello. Il guascone partirà con i suoi tre amici, che lo seguiranno molto volentieri in quanto annoiati dal fatto di non aver ricevuto altre missioni dopo Venezia e per pareggiare i conti con il Duca. Li seguirà il fido servitore Planchet (James Corden) che Dumas affida al solo d’Artagnan ma che qui serve tutti e quattro. Seguiranno con ritmo dumasiano più che incalzante e divertente una serie di avventure aeree - estranee al romanzo - che coinvolgeranno i quattro, dapprima, nel bombardamento della piazzaforte di Buckingham con la sua stessa aeronave e, poi, nell’eliminazione della perfida Milady, salvando Constance rapita da Rochefort mentre d’Artagnan pareggerà i conti con quest’ultimo. Alla fine, riusciranno a riportare la preziosa collana segretamente alla Regina in tempo per il ballo, a donare quel che resta dell’aeronave di Buckingham al Re e ad ottenere il rispetto del Cardinale grazie ad un salvacondotto, avuto da Milady e da lui stesso firmato: “Per ordine mio e per il bene dello Stato, il portatore del presente ha fatto quello che ha fatto”.
Athos
Magistralmente interpretato da Matthew Macfadyen è il vero protagonista del film. Il più saggio dei moschettieri nel romanzo è stato, purtroppo, anche il meno compreso dai registi. Anderson gli rende giustizia attenendosi alla visione di Dumas che lo descrive bello d’aspetto, dalla voce profonda e dolce, nobile di spirito, dal passato enigmatico e con una classe innata da gran signore in quanto rappresentante della vecchia nobiltà francese. E’ un uomo carismatico, paragonato a un semidio come Achille e, per la saggezza, a Nestore. La sua vicenda travagliata con Anne de Breuil, che diventerà poi la perfida Milady, lo renderà chiuso e altero, immune al desiderio verso qualsiasi altra donna, disilluso e tormentato dal ricordo di quella scottante passione.
All’inizio del film, fa una certa impressione vederlo ancora felice accanto a lei (anche se non viene specificato se sono sposati, come nel romanzo) e vivere quel tradimento che gli strapperà il cuore: nel romanzo, infatti, Athos lo racconterà a posteriori solo a d’Artagnan; nel film, sarà condiviso con Aramis e Porthos, presenti insieme agli spettatori.
Dal canto suo, Milady si dimostrerà meno cattiva della sua omonima nel romanzo: quando le vicende costringeranno Athos ad eliminarla, lei, per non ledere l’integrità morale del moschettiere, che lo avrebbe fatto pentire per tutta la vita di averla uccisa (come accadrà nel romanzo), preferisce lasciarsi cadere nel vuoto dal ponte dell’aeronave, così come, nella versione cinematografica disneyana del 1993, si lanciava da una scogliera. Inoltre, poco prima, gli consegna, di sua spontanea volontà (!) il salvacondotto firmato da Richelieu che salverà la vita ai quattro.
Anche il rapporto paterno di Athos verso il giovanissimo d’Artagnan è simile al romanzo. Tranne quando il guascone si troverà a decidere se salvare Constance o la Francia. Athos gli consiglierà di scegliere l’amore, di combattere sempre per amore. Scelta più che condivisibile ma l’Athos e il d’Artagnan di Dumas non si sarebbero neanche posti il problema: avrebbero trovato un modo ingegnoso per salvare entrambe combattendo sì per amore e soccorrendosi vicendevolmente anche a costo della vita e della carriera ma mai abbandonando o andando contro lo Stato e il Re.
Il Messaggio
Il messaggio del romanzo - a nostro avviso da sempre racchiuso nel motto dei moschettieri - è anche il messaggio del film che, non a caso (come nella versione disneyana del 1993) si conclude con il “Tutti per uno. Uno per tutti” dei protagonisti: quattro personalità unite da un’amicizia indissolubile e fedeli a ideali universali. In fondo, i moschettieri, come dicevamo all’inizio, sono conosciuti prevalentemente per questo, quindi Anderson non ha fatto altro che rinnovare la tradizione ricreando un altrove calzante e trainante per le nuove generazioni. Forse per questo, l’ultima scena, preannuncia un possibile seguito del film. Vedremo cosa ne penseranno gli spettatori d’oltre oceano, dal momento che il film, negli Stati Uniti, uscirà il prossimo 21 ottobre.

–> Questo post corrisponde a tutte le lettere dell’acronimo D.U.M.A.S.
Laura Pederzoli

“I tre moschettieri” di Paul W.S. Anderson. Non solo un film in 3D by Laura Pederzoli is licensed under a Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 3.0 Unported License.
Based on a work at matricedumas.it.